Your menstruating heart, it ain't bleedin' enough for two
Amici,
spero che, ovunque voi siate, il mondo vi sorrida.
Le coincidenze, a forza di guardarle, smettono quasi di sorprendere. Quasi. Donald Trump, Benjamin Netanyahu e Ali Khamenei sono tutti e tre nati nel giorno di un’eclissi, naturalmente in anni diversi.
Tre uomini che, ciascuno a modo proprio, hanno inciso su una stagione storica segnata dal conflitto, dalla polarizzazione e da una violenza che ormai sembra essersi infiltrata in ogni livello del discorso pubblico. Il fatto che tutti e tre siano venuti al mondo mentre il cielo compie uno dei suoi gesti più sorprendenti, quello di oscurare la luce, ha qualcosa di inquietante.
Le eclissi occupano da sempre un posto particolare nella tradizione astrologica. Sono momenti in cui il tempo accelera, i processi raggiungono una soglia critica e qualcosa cambia direzione, spesso in modo netto e irreversibile. In quei giorni alcune storie si chiudono mentre altre cominciano, questo vale tanto per le biografie individuali quanto per la storia collettiva.
Il Sole e la Luna rappresentano le due grandi luci del cielo e, quando una delle due si oscura anche solo per pochi minuti, sembra che qualcosa nell’ordine stesso del mondo venga a mancare. Nel VII secolo a.C. il poeta Archiloco osserva un’eclissi sopra l’isola di Paro: vede il sole oscurarsi in pieno giorno e scrive che, dopo aver assistito a una cosa simile, nulla può più sorprendere gli uomini. Quando il cielo si comporta così, sembra davvero che qualsiasi cosa possa accadere.
Ho sempre immaginato le eclissi come momenti in cui il mondo quotidiano si apre, per un istante, verso una dimensione più mitica. L’immagine che ritorna è quella dell’ouroboros, il serpente che si morde la coda, simbolo dei cicli che si ripetono nel tempo. In molte tradizioni i nodi lunari venivano rappresentati come la testa e la coda di un drago insaziabile che divora la luce del sole o della luna. I periodi di eclissi possono apparire confusi, quasi frenetici, ma allo stesso tempo segnano il ritorno di un ritmo cosmico che riaffiora e interrompe il corso abituale degli eventi. È come se, per un momento, la spirale della storia si stringesse.
Non di rado le eclissi sembrano accompagnare la caduta di figure potenti, soprattutto di coloro che si comportano come sovrani. Solo una settimana fa il leader del cartello messicano noto come El Mencho è stato ucciso durante un’operazione militare che ha lasciato parti della città turistica di Puerto Vallarta in fiamme. Benedetto “Nitto” Santapaola, boss mafioso siciliano e una delle figure più pericolose della storia criminale italiana, è morto in carcere proprio nel giorno dell’eclissi lunare in Vergine.
Ora, mentre si conclude la prima stagione di eclissi del 2026, anche il regime iraniano è stato colpito al suo vertice.
Come se la coincidenza delle tre nascite sotto un’eclissi non fosse già abbastanza singolare, negli stessi giorni il cielo ha disegnato un’altra configurazione altrettanto simmetrica, tutta raccolta negli ultimi gradi dei segni fissi. Sabato 28 febbraio Stati Uniti e Israele hanno lanciato un attacco coordinato contro l’Iran poche ore dopo il perfezionamento della quadratura tra Marte e Urano, a 27 gradi rispettivamente di Acquario e Toro. In quello stesso momento si concludeva la vita di Ali Khamenei.
I transiti tra Marte e Urano sono spesso collegati a rotture improvvise, a esplosioni politiche o militari che finiscono per innescare processi molto più lunghi. Gli attacchi che stanno ampliando la crisi in Medio Oriente arrivano inoltre subito dopo un’eclissi solare in Acquario, la prima di questo tipo da quasi vent’anni.
Il 17 febbraio quell’eclissi si è allineata con la Luna natale degli Stati Uniti, sempre a 27 gradi dell’Acquario, formando nello stesso momento un aspetto teso con Urano, il pianeta tradizionalmente associato agli shock e ai cambiamenti improvvisi. Perché Urano si muove lentamente, questo contatto continuerà a farsi sentire ancora per diverse settimane.
Sul piano simbolico potrebbe coincidere con una fase instabile anche per la popolazione americana, dato che in astrologia la Luna rappresenta il corpo collettivo della nazione. Non è nemmeno la prima volta che questa configurazione compare in momenti specifici: Urano formava un aspetto difficile con la Luna degli Stati Uniti anche durante gli attentati dell’11 settembre.
Il quadro diventa più teso se si osserva il tema astrologico dell’Iran. La Luna natale del paese si trova a 28 gradi del Toro, esattamente all’interno della stessa configurazione attivata dalla quadratura Marte–Urano.
Nel tema di Israele, Marte si trova a 28 gradi del Leone e fa una quadratura a T con Urano in transito nel Toro, la Luna iraniana nel Toro e la Luna degli Stati Uniti in Acquario. Ssia Donald Trump sia Benjamin Netanyahu hanno Marte in Leone, quasi nello stesso punto del cielo, intorno ai 26 gradi. In questo senso entrambi finiscono per trovarsi dentro la stessa dinamica astrologica che caratterizza questa stagione di eclissi e la quadratura tra Marte e Urano.
Urano, poi, è appena tornato diretto nel segno del Toro sulla stella fissa Algol, tradizionalmente associata alla testa decapitata di Medusa. Il movimento avviene pochi giorni prima che riemergano nuove rivelazioni legate allo scandalo Epstein, riaprendo una serie di vicende che continuano a creare inquietudine nell’opinione pubblica.
Vale la pena tenere gli occhi puntati su Cuba: il suo Sole congiunto all’IC si trova a 28 gradi del Toro, esattamente all’interno della stessa configurazione.
La stagione delle eclissi sembra aver accompagnato la fine del potere della guida suprema iraniana. Ma sullo sfondo agisce anche un ciclo molto più lento.
Ali Khamenei diventa guida suprema dell’Iran nel 1989, proprio nell’anno della congiunzione tra Saturno e Nettuno. Quel passaggio segna uno dei momenti di dissoluzione più evidenti del mondo contemporaneo: cade il Muro di Berlino, l’ordine della Guerra fredda inizia a disgregarsi e interi sistemi ideologici entrano in una fase di collasso.
I cicli tra Saturno e Nettuno sono spesso associati proprio a questo tipo di momenti storici, quando strutture politiche che sembravano solide iniziano lentamente a perdere consistenza. Khamenei arriva al vertice del potere iraniano proprio all’inizio di quella fase. Ora, mentre nel cielo tornano a riattivarsi le stesse dinamiche planetarie e la stagione delle eclissi si chiude, sembra che anche quel lungo periodo storico stia raggiungendo il suo punto terminale.
Trentasei anni dopo, Saturno e Nettuno tornano a incontrarsi. La congiunzione si perfeziona il 20 febbraio a zero gradi dell’Ariete, un punto simbolicamente molto potente del cielo astrologico. È lo stesso punto che segna l’equinozio di primavera nell’emisfero nord, tradizionalmente associato all’inizio di nuovi cicli. Questo grado viene spesso chiamato anche “punto del mondo”, perché molti astrologi lo collegano a momenti di svolta collettiva e all’avvio di nuovi paradigmi storici.
Stiamo appena iniziando a intravedere quali tracce potrebbe lasciare questa nuova congiunzione tra Saturno e Nettuno e che tipo di epoca potrebbe aprire. Il fatto che entrambi i pianeti si trovino ora in Ariete, sotto il governo di Marte, il dio della guerra, non è un dettaglio secondario. Da alcune settimane Marte è in quadeaturacon Urano. È una configurazione instabile, nervosa, e ha raggiunto il suo punto più acuto proprio poche ore prima del primo attacco contro l’Iran.
Quando Nettuno entra in gioco, spesso compaiono narrazioni contraddittorie, cortine di distrazione. Le polemiche riemerse intorno ai file di Epstein e il calo di popolarità di Trump sembrano inserirsi in questo clima come rumore di fondo. Non è irrilevante che l’attacco sia avvenuto durante il moto retrogrado di Mercurio in Pesci, il segno in cui Mercurio si trova in difficoltà. In momenti simili la comunicazione si fa più opaca, le informazioni circolano in modo disordinato e gli effetti degli eventi diventano più difficili da prevedere.
Se l’idea fosse quella di usare la guerra per distogliere l’attenzione dalle tensioni politiche interne, il momento scelto appare tutt’altro che favorevole per ottenere un esito controllabile. Trump ha bisogno di una vittoria rapida per evitare di restare impantanato in un conflitto, ma allo stesso tempo di una guerra abbastanza lunga da rafforzare i poteri d’emergenza sul piano interno. Con Marte in tensione con Urano, una stagione di eclissi ancora in corso e Mercurio retrogrado, è possibile che il risultato finale non assomigli a nessuno dei due scenari. Potrebbe prendere una direzione diversa, forse molto più imprevedibile.
La congiunzione tra Saturno e Nettuno porta con sé un tono visionario, quasi da crociata; dentro questa tempesta astrologica, tuttavia, si muove anche un altro transito. Nella tradizione astrologica gli Stati Uniti sono spesso associati a Giove, il pianeta della fede, della religione e dell’espansione. Anche l’idea di manifest destiny appartiene a questo immaginario gioviano. L’aquila, simbolo nazionale americano, era sacra a Giove, che secondo il mito si trasformò proprio in un’aquila per rapire il giovane principe mortale Ganimede e portarlo sull’Olimpo come coppiere degli dei. Qualcuno oggi potrebbe cogliere un’ironia sinistra in questo racconto e pensare a un altro luogo legato al potere e agli abusi: l’isola di Epstein.
Da quasi un anno Giove attraversa lo stellium in Cancro del tema natale degli Stati Uniti, dove si trova anche il Giove natale. Tutto questo accade nell’ottava casa, il settore astrologico collegato alla morte, al potere, ai ricatti, agli accordi opachi e alle manovre politiche nelle zone d’ombra.
Se si torna indietro di due cicli gioviani, si scopre che Giove si trova ancora in Cancro durante gli attentati dell’11 settembre. L’ottava casa riguarda anche le risorse degli altri: non solo denaro, ma petrolio, territori e bottini di guerra. Giove è esaltato in Cancro, una condizione che l’astrologo romano Firmico Materno descrive come il momento in cui il pianeta raggiunge il massimo della propria forza naturale. Ma il lato oscuro di questa posizione può includere avidità, arroganza e un senso di diritto morale spesso mascherato da convinzione di superiorità etica.
Sul rischio di eccesso legato a Giove in Cancro scrive l’astrologo persiano Abu Ma’shar che quando Giove è fortemente dignificato i re diventano audaci nei loro consigli e fiduciosi nell’espansione, ma proprio dall’eccesso di speranza possono intraprendere imprese superiori alle loro forze. Un monito simile compare negli scritti dell’astrologo del XIII secolo Guido Bonatti, secondo cui un pianeta in esaltazione indica grande crescita e ampliamento, ma il nativo può facilmente superare la misura e provocare così la propria perdita.
L’ottava casa è anche il luogo simbolico del lutto. Dopo l’11 settembre si vede chiaramente come il trauma collettivo venga trasformato in consenso politico per la guerra in Afghanistan, aprendo la strada all’invasione dell’Iraq. Le armi di distruzione di massa promesse non compaiono mai. A distanza di alcuni cicli di Giove, la guerra in Iraq è ormai considerata da molti analisti un disastro di politica estera: un conflitto sostanzialmente inutile che provoca centinaia di migliaia di morti civili. A questo si aggiunge un’altra tragedia meno visibile. Molti veterani delle guerre in Iraq e Afghanistan muoiono per suicidio più spesso che in combattimento. È una delle eredità più oscure di questo stellium in Cancro nell’ottava casa. Nell’esaltazione di Giove sembra emergere anche un atteggiamento che si sente al di sopra della legge, naturale o morale.
Dopo aver notato la connessione tra Giove in Cancro e l’11 settembre ho iniziato a osservare con più attenzione la storia degli interventi militari statunitensi in Medio Oriente, in particolare i conflitti con presenza diretta di truppe sul terreno. Ne emerge un altro schema curioso. I periodi in cui Giove transita in Cancro sembrano coincidere con momenti dell’impegno militare americano nella regione, spesso proprio nelle fasi iniziali di conflitti che poi diventano guerre molto più lunghe.
Nel 1801 inizia la Prima guerra barbaresca. Il conflitto contro la Tripolitania ottomana nell’attuale Libia comincia il 10 maggio di quell’anno ed è spesso considerato il primo scontro militare oltremare degli Stati Uniti, nonché il primo intervento diretto nel mondo musulmano. In quel momento Giove si trova in Cancro.
Nel 1990 prende avvio l’operazione Desert Shield. Dopo l’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq il 2 agosto gli Stati Uniti organizzano una coalizione internazionale di quarantadue paesi e iniziano a dispiegare truppe in Arabia Saudita. È il preludio alla guerra del Golfo. Ancora una volta Giove transita in Cancro.
Nel 2001 avvengono gli attacchi dell’11 settembre. Anche in quel momento Giove si trova in Cancro. Poche settimane dopo, il 7 ottobre, gli Stati Uniti invadono l’Afghanistan mentre Giove si trova a meno di un grado dal punto della sua esaltazione nel segno del Cancro. Quel conflitto si espande rapidamente nella più ampia guerra globale al terrorismo e apre la strada all’invasione dell’Iraq nel 2003.
Nel 2014 inizia l’operazione Inherent Resolve. Con l’ascesa dello Stato Islamico in Iraq e Siria gli Stati Uniti tornano a intervenire militarmente nella regione e ampliano le operazioni anche in Siria. Ancora una volta Giove si trova in Cancro.
Nel 2026 Giove transita di nuovo in Cancro e si avvicina al grado della sua esaltazione, a 15 gradi del segno. In questo stesso periodo gli Stati Uniti, insieme a Israele, lanciano un nuovo grande attacco contro l’Iran. L’azione rischia rapidamente di trasformarsi in un conflitto regionale molto più ampio.
Il 4 luglio Marte e Urano torneranno a incontrarsi, questa volta in una congiunzione esatta. L’instabilità che si avverte in queste settimane potrebbe riemergere proprio intorno alla festa dell’Indipendenza americana e lasciare un segno anche nel ritorno solare degli Stati Uniti.
Questo passaggio coincide anche con uno dei primi momenti dell’ingresso di Urano in Gemelli, transito che apre un nuovo ciclo di circa sette anni. Urano rientra in Gemelli il 25 aprile. In altre epoche questo stesso movimento accompagna momenti molto intensi della storia americana: l’attacco a Pearl Harbor nel 1941, la Guerra Civile negli anni Sessanta dell’Ottocento e, andando ancora più indietro, la Rivoluzione americana degli anni Settanta del Settecento. Anche l’ingresso di Nettuno in Ariete presenta risonanze storiche particolari. L’ultima volta che questo pianeta entra in Ariete accade proprio il giorno in cui scoppia la Guerra Civile negli Stati Uniti.
Osservazioni di questo tipo non servono ad alimentare allarmismi. Suggeriscono piuttosto che gli eventi di oggi si inseriscono in una storia molto più lunga, fatta di conflitti, sfruttamento e instabilità che accompagnano da secoli l’evoluzione del capitalismo. Il periodo che si apre dal 2026 in avanti potrebbe essere uno di quei momenti in cui questa eredità torna a mostrarsi con maggiore chiarezza.
Se si guarda al ciclo astrologico più ampio che fa da sfondo a questo passaggio turbolento, la congiunzione tra Saturno e Nettuno in Ariete offre una prospettiva interessante. Le epoche segnate da Saturno e Nettuno sono spesso accompagnate da esperienze collettive di perdita: la caduta di ideali e aspirazioni.
Eppure una congiunzione di questo tipo è anche una soglia. Arriva in un momento in cui il vecchio mondo mostra segni evidenti di dissoluzione, mentre figure inquietanti continuano a occupare posizioni di potere. Proprio per questo può aprire anche uno spazio inatteso, una piccola possibilità di speranza nel momento in cui il disincanto sembra più profondo. La congiunzione tra Saturno e Nettuno inaugura infatti un nuovo ciclo di circa trentasei anni e potrebbe volerci molto tempo prima che si capisca davvero quali processi stiano iniziando ora.
L’ultima volta che il pianeta della struttura e quello dell’immaginazione si uniscono il Muro di Berlino cade, l’Unione Sovietica inizia a dissolversi e nasce il World Wide Web.
Quando ideale e realtà tornano a incrociarsi si apre sempre anche uno spazio per immaginare possibilità diverse. È un momento in cui diventa possibile provare a pensare un mondo che vada oltre il clima di disillusione e cinismo che spesso domina il presente. Perché questo accada diventa necessario anche prendere una certa distanza dai sistemi di dominio che continuano a organizzare la realtà politica ed economica e riconoscere le dinamiche di divisione e distrazione che probabilmente si intensificheranno nei prossimi anni.
Nel frattempo vale la pena ricordare le cose più semplici. Le piante continuano a germogliare, nonostante tutto. La terra ricomincia.
Ti invito a fare lo stesso.
Ti abbraccio,
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