Apophis' Night Out
Creazione ricorsiva e dissoluzione ricorsiva: Apophis dalla cosmologia egizia alla cibernetica.
English version for my english-speaking friends:
Amici,
Vi scrivo da Singapore, dal trentasettesimo piano. La stanza è fredda, la moquette attutisce il rumore dei passi nudi. Appoggio la fronte al vetro. Sotto di me la città si stende in superfici di vetro e riflessi, mentre il traffico scorre lento. Potrebbe essere Dubai. O Kuala Lumpur. O Shenzhen. Cambiano i nomi, cambiano le coordinate, ma le città finiscono per assomigliarsi, come variazioni dello stesso progetto. Ogni luogo nuovo cancella un poco quello che lo ha preceduto. Il mondo continua a essere vasto, ma il mio sguardo si è consumato.
Per molto tempo ho creduto che il viaggio fosse una forma di salvezza. Bastava cambiare continente, cambiare lingua, cambiare nome. Il resto sarebbe rimasto indietro. Non è andata così. Si può attraversare mezzo pianeta senza guadagnare un solo centimetro di distanza da se stessi. Forse ci vorranno anni di vagabondaggio prima che riesca a dirlo senza esitazione, ma già lo sento: viaggiare è semplicemente un altro modo di abitare la stessa prigione.
Vi avevo promesso un articolo sulla magia popolare italiana. Ci sono tornata sopra molte volte, senza riuscire davvero a iniziarlo. Quella promessa pesa più di quanto immaginassi. Per scriverlo dovrei riconoscere i miei fallimenti come figlia, come sorella. Mi è sempre stato più facile attraversare un confine che restare accanto alle persone che mi hanno voluto più bene.
Non ne sono ancora capace. Forse riuscirete a capirmi.
Vi voglio bene.
Il 29 giugno 2026 il CERN ha spento il Large Hadron Collider, avviando il Long Shutdown 3, un programma di manutenzione straordinaria di quattro anni, pianificato per preparare il passaggio all’High-Luminosity Large Hadron Collider. Questo intervento è tra i più significativi nella storia dell’acceleratore. Migliaia di componenti superconduttori saranno sostituiti o aggiornati.
L’inizio dello spegnimento ha coinciso con la stazione retrograda di Mercurio in Cancro. Il giorno seguente la Luna era piena in Capricorno, segno legato alle istituzioni, all’autorità e alle opere monumentali attraverso cui le civiltà cercano di sottrarsi al tempo.
Da quel momento il collider smette di essere soltanto una macchina. Nel giro di poche ore, i social network si sono riempiti di scenari apocalittici. Alcuni sostengono che il campo magnetico del CERN possa alterare la traiettoria dell’asteroide 99942 Apophis. Altri leggono nello spegnimento del collisore l’inizio di una sequenza profetica annunciata nella Rivelazione di Giovanni.
In Occidente, le tecnologie che promettono di rendere visibile quello che normalmente sfugge all’esperienza finiscono spesso per adottare un linguaggio religioso. Sepolto sotto terra e dedicato allo studio della struttura invisibile della materia, il Large Hadron Collider occupa oggi, nell’immaginario collettivo, il posto un tempo riservato a templi, oracoli e ingressi agli inferi.
L'associazione tra CERN, Apocalisse e Apophis appartiene al pensiero mitologico. Quello che mi interessa non è stabilire se queste affermazioni siano vere. Mi interessa capire perché risultino così convincenti.
Scoperto il 19 giugno 2004 dagli astronomi del Kitt Peak National Observatory, l’asteroide 99942 Apophis prende il nome dalla forma greca del dio-serpente egizio Apep, il nemico che ogni notte tenta di impedire al dio solare Ra di attraversare il mondo sotterraneo. Con un diametro di circa 340 metri, Apophis è classificato come asteroide potenzialmente pericoloso.
Pochi mesi dopo la scoperta, Apophis è diventato oggetto di attenzione internazionale. Nel dicembre 2004, i sistemi di monitoraggio della NASA e dell’ESA hanno individuato una probabilità, ridotta ma senza precedenti, che l’asteroide potesse colpire la Terra il 13 aprile 2029. Con il migliorare delle osservazioni, quella probabilità è salita fino a circa il 2,7%, il valore più alto mai assegnato al rischio d’impatto di un asteroide. Già alla fine del 2004, la possibilità di una collisione era stata sostanzialmente esclusa.
Dato che nel 2029 Apophis passerà eccezionalmente vicino alla Terra, all’interno dell’orbita dei satelliti geostazionari, gli astronomi hanno ipotizzato che il passaggio potesse deviarne leggermente la traiettoria, facendolo attraversare una stretta “serratura gravitazionale” (gravitational keyhole) e aprendo lo scenario di un impatto futuro. L’attenzione si è spostata sul 13 aprile 2036, esattamente sette anni dopo il flyby del 2029. Anche questo scenario è stato escluso con il migliorare dei dati orbitali e, nel 2013, la NASA ha eliminato definitivamente qualsiasi rischio d’impatto sia per il 2029 sia per il 2036.
Il passaggio del 13 aprile 2029 resta comunque un evento astronomico eccezionale. Apophis transiterà a circa 32.000 chilometri dalla superficie terrestre, più vicino di molti satelliti artificiali. Sarà visibile a occhio nudo in certe zone di Europa, Africa e Asia e, per gran parte degli osservatori, rappresenterà il più ravvicinato incontro con un asteroide di queste dimensioni mai registrato.
Nell'esoterismo contemporaneo e nelle narrazioni complottiste, Apophis è stato identificato con l'Assenzio del Libro dell'Apocalisse. Nel racconto biblico, il suono della terza tromba annuncia la discesa di «una grande stella, ardente come una fiaccola», chiamata Assenzio, che cade dal cielo, avvelena i fiumi e rende amare le acque (Apocalisse 8:10-11). Più in generale, la Rivelazione descrive l’apertura dell’abisso, la liberazione di forze distruttive dalle profondità della terra e la dissoluzione dell’ordine cosmico prima dell’instaurazione della Nuova Gerusalemme.
Non esiste alcun fondamento storico o biblico per identificare Assenzio con Apophis. L’associazione è interamente moderna e nasce soltanto dopo che all’asteroide viene assegnato il nome della divinità egizia. Né le caratteristiche astronomiche di Apophis corrispondono in modo particolare alle immagini del testo biblico.
Assenzio e Apophis finiscono però per occupare lo stesso posto, quello dell’intruso celeste che minaccia la stabilità del mondo. Entrambi appartengono a racconti nei quali il confine tra creazione e catastrofe diventa incerto.
Un serpente egizio, una stella biblica e un asteroide raccontano la stessa storia. Non condividono la stessa origine, ma riflettono la stessa intuizione: ogni ordine racchiude già la possibilità della propria dissoluzione.
Apophis è uno dei principali antagonisti della cosmologia egizia. Conosciuto in egiziano come ꜥꜣpp (Apep), il serpente ricorre nella letteratura funeraria come l’eterno avversario del ciclo solare, affrontando Ra ogni notte durante il suo viaggio attraverso la Duat prima dell’alba. Diversamente da molti mostri del Vicino Oriente, Apophis non appartiene a un unico scontro originario da cui nasce il mondo. La sua lotta è perpetua.
Questa continuità riflette la concezione egizia della creazione: il cosmo non nasce una sola volta, ma continua a esistere perché viene costantemente riportato all’ordine. Questa dinamica si manifesta nell’opposizione tra Maat e Isfet, spesso tradotte come «ordine» e «caos», anche se queste definizioni sono limitative. Maat comprende verità, giustizia, proporzione, misura, legittimità politica e il corretto funzionamento del mondo umano e naturale. Isfet rappresenta tutto quello che minaccia questo equilibrio: violenza, menzogna, frammentazione, sterilità, ribellione e instabilità.
Apophis porta l'Isfet alla sua forma più radicale. I testi egizi lo descrivono mentre tenta di fermare la barca solare e riportare l’esistenza all’oscurità immobile che precede la creazione. In gioco ci sono le differenze da cui dipende l'esistenza.
Il viaggio notturno di Ra attraverso la Duat rende possibile ogni alba. Se il serpente lo fermasse, il sole smetterebbe di sorgere, i cicli dei vivi e dei morti si interromperebbero e il mondo tornerebbe a confondersi con le acque primordiali del Nun. La regalità egizia, il culto templare e la liturgia quotidiana partecipavano a questo compito. Il faraone, gli dèi e il rituale partecipavano alla stessa opera di conservazione.
L’espressione più sistematica di questa lotta si trova nel Libro dell’Abbattimento di Apep, conservato nella sua forma più completa nel Papiro Bremner-Rhind del IV secolo a.C., ma basato su tradizioni molto precedenti. Il testo non racconta una storia. È un manuale liturgico. Prescrive di legare le immagini del serpente, sputarvi sopra, calpestarle, trafiggerle con coltelli, bruciarle, decapitarle e, infine, ridurle in cenere, mentre le formule rituali invocano la sconfitta del nemico di Ra.
Letto oggi, questo accanimento potrebbe sembrare eccessivo. Ha senso soltanto all'interno della cosmologia egizia. Nessuno di questi gesti ricorda una vittoria passata. Ogni gesto contribuisce a produrla di nuovo. L’isfet continua a esistere e Apophis ritorna ogni notte. Anche la vittoria di Ra deve tornare ogni giorno.
Qui la religione egizia prende una strada diversa da molte altre tradizioni del Vicino Oriente. In numerosi miti di creazione, il mostro primordiale viene sconfitto una sola volta e il cosmo prende forma da quell’evento. In Egitto, invece, ogni alba rinnova una vittoria sempre provvisoria.
Nella mia interpretazione - il termine non compare nelle fonti egizie - Apophis può essere letto come una figura della “non creazione”. Il suo obiettivo non è sostituire un ordine con un altro. Mira a cancellare le distinzioni da cui dipende l’esistenza stessa: luce e oscurità, vita e morte, cielo e terra, uomini e dèi. Il suo movimento conduce il cosmo verso l’indistinzione rappresentata dalle acque del Nun.
Anche la violenza rituale assume un significato diverso. Legare, smembrare, bruciare e decapitare il serpente significa ristabilire quelle differenze ogni volta che rischiano di dissolversi. Il rito protegge le condizioni che rendono possibile il mondo.
L’Enūma Eliš propone una concezione della creazione diversa da quella egizia. Il cosmo nasce da un unico atto di violenza divina.
All’origine vi erano soltanto le acque primordiali di Apsû, l’abisso d’acqua dolce, e di Tiamat, il mare salato. Dalla loro unione nascono successive generazioni di dèi, la cui crescente attività finisce per turbare l’equilibrio originario. Il conflitto culmina nella ribellione di Tiamat contro le divinità più giovani. Marduk accetta di affrontarla a condizione che, in caso di vittoria, gli venga concessa la sovranità suprema.
Armato dei venti e delle armi della tempesta, Marduk intrappola Tiamat, le spalanca la bocca con il vento e le trafigge il cuore con una freccia. Dalla sua morte prende forma il cosmo. Marduk divide il suo corpo in due: con una metà crea il cielo, con l’altra la terra. Dai suoi occhi scorrono il Tigri e l’Eufrate, le costole sostengono la volta celeste e i resti del suo corpo diventano la materia del mondo.
La madre diventa la materia della creazione soltanto dopo essere stata uccisa e fatta a pezzi. Il cielo, la terra e i fiumi nascono dalla sua carne. La sua forza generativa passa attraverso la distruzione del suo corpo. Nello stesso gesto Marduk conquista la sovranità sugli dèi. L’ordine del mondo e quello politico condividono la stessa origine.
Tiamat è spesso ricordata come il drago sconfitto da un dio eroico. Questa immagine lascia in ombra il suo ruolo più importante. Prima dello scontro con Marduk è la madre da cui discendono gli dèi; dopo la sua morte continua a sostenere il cosmo, trasformata nella sostanza stessa del mondo.
Questo legame tra creazione e smembramento compare anche nel pensiero contemporaneo. In Black Circuit: Code for the Numbers to Come, Amy Ireland si chiede che cosa diventi possibile quando il femminile viene sottratto a questo compito. Nelle sue parole, «woman plus man produces homeostasis (the equilibrium of inequality)». La coppia uomo-donna funziona come un circuito di feedback negativo che ristabilisce continuamente l’ordine sociale e simbolico già dato. «Woman plus woman, or woman plus machine» interrompe questo circuito. La differenza continua a propagarsi, producendo configurazioni che il vecchio ordine non riesce più ad assorbire. Per Ireland, il femminile non coincide con la maternità né con la semplice riproduzione. È la capacità di generare quello che il mondo esistente non potrebbe produrre da solo.
Tiamat entra a far parte del mondo. Apophis rimane sempre fuori. La madre babilonese continua a vivere nella sostanza del cosmo; il serpente egizio ritorna ogni notte come la possibilità che quel cosmo perda la propria forma e ricada nell’indistinzione delle acque del Nun.
Esiste anche una terza possibilità. L’Albero della Vita è comunemente rappresentato come una gerarchia composta da dieci sefirot collegate da ventidue sentieri. È un'immagine utile, ma incompleta. Ogni sefirah contiene un intero Albero della Vita, a sua volta formato da altre dieci sefirot. Ciascuna di queste ne contiene un altro, generando una struttura che si ripete a ogni livello.
Ross Ashby scrive che «soltanto la varietà può assorbire la varietà». La sua Legge della Varietà Richiesta descrive sistemi che rimangono stabili aumentando le proprie possibilità di risposta. L'Albero della Vita segue la stessa logica; nessuna sefirah esiste in isolamento. Ogni trasformazione modifica le relazioni con tutte le altre e altera l’equilibrio dell’intero sistema. La rete delle relazioni si riorganizza costantemente, mantenendo la propria coerenza.
Gran parte dell’esoterismo occidentale ha interpretato la Kabbalah come un progetto di dominio, come una gerarchia da percorrere o una macchina capace di imporre ordine al mondo. Una struttura ricorsiva non si presta a questa lettura. Chi interviene entra immediatamente nel sistema che cerca di orientare e ne diventa una delle variabili. Ogni tentativo di controllo viene assorbito dalla stessa dinamica che si intende governare.
Il ritorno di Apophis proprio mentre il CERN entrava in silenzio non mi ha fatto pensare a una catastrofe imminente. Mi ha ricordato che continuiamo a cercare immagini con cui porci la stessa domanda: che cosa tiene insieme il mondo?
P.S.
Unico modo possibile di vivere la white girl summer:
Alla prossima,
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Apep non solo è sconfitto ad ogni ciclo, ma fondamentale alla sua sconfitta è la partecipazione di Set. Nel contesto del ristabilire Ma'at, persino il nemico tradizionale è parte di questo ordine.